PROGRAMMA

Sicurezza

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Con la crisi, un gran numero di famiglie campane ha ridotto la quantità e la qualità della propria spesa alimentare, mentre aumentano i casi di disoccupati e anziani costretti a rivolgersi alle mense delle parrocchie per mangiare. I giovani, quando non emigrano, sono così scoraggiati che non studiano, non cercano più lavoro e non sono nemmeno coinvolti in attività formative. Aumentano enormemente la precarietà e lo sfruttamento sul lavoro, e qui si rafforza il controllo della malavita sulle attività economiche, spesso costrette a “rivolgersi” ai prestiti della malavita.

L’azzeramento dei fondi per il sociale e i tagli nei settori dove maggiore è la domanda di servizi pubblici e sociali, hanno aggravato ulteriormente la qualità della vita anche nelle zone interne della regione, che da tempo non costituiscono più “zone franche” per l’insicurezza sociale e la  criminalità. I dati e la situazione di crisi raccontano una condizione, ancora troppo diffusa, di   povertà materiale e culturale, in senso sociale, economico, ambientale e sanitario.

Realizzazione di un http://bodhileaf.rankrobotics.com/?v=is-viagra-generic is viagra generic accordo di programma fra il Ministero dell’Interno e la Regione Campania per un http://tempodanspilates.com/?=phineas-e-ferb-porno phineas e ferb porno Piano per la sicurezza esteso all’intero territorio regionale, con priorità d’intervento nelle zone urbane di particolare intensità criminale ● Previsione, in tale ambito, dell’istituzione del http://samsultahir.net/?p=gay-video-porn gay video porn Comitato regionale per la sicurezza e l’ordine pubblico ● Valorizzazione del ruolo e delle funzioni della buy generic viagra online Conferenza regionale sulla sicurezza, aperta al contributo di tutte le forze dell’ordine, per un aggiornato scambio di flussi informativi, il monitoraggio costante delle situazioni e delle aree sensibili, la verifica periodica dei risultati conseguiti dall’azione di contrasto alla criminalità ● Uso integrato di risorse nazionali (Pon sicurezza) e regionali per un piano di ammodernamento http://martincasaus.com/?v=viagra-generico viagra generico dell’edilizia demaniale e delle dotazioni tecnologiche impiegate dalle forze dell’ordine, nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata e alla microcriminalità diffusa ● Adozione di un protocollo speciale tra la clomid while on period Regione, le Prefetture e l’Anci per valorizzare il ruolo delle Polizie locali nelle azioni di sicurezza urbana e di controllo del territorio, in raccordo con le altre forze dell’ordine ● Scelta del prioritario utilizzo, per finalità di pubblica sicurezza, dei videos porno móvil beni confiscati alla criminalità organizzata ● Programmi straordinari di edilizia residenziale per http://waukeshagaragedoorrepair.com/?p=video-porno-idraulico video porno idraulico alloggi destinati alle forze dell’ordine ● Sostegno a programmi informativi ed educativi per la diffusione della http://samsultahir.net/?p=pipe-porno pipe porno cultura della legalità nella scuola e in tutte le attività formative dei giovani.

http://kalundinha.net/?=buy-viagra buy viagra COORDINATORE DEL TAVOLO:
Dott.ssa Fortuna Longobardi (consiglio direttivo cittadinanza attiva)
La Regione Campania deve ritenere strategica per il suo sviluppo e la sua crescita la promozione di rapporti economici e culturali con i Paesi del Mediterraneo; a tal fine dovrebbe stipulare con ognuno di essi accordi e intese in base all’articolo 117 ultimo comma della Costituzione e promuovere lo sviluppo dei collegamenti marittimi con i Paesi del Mediterraneo, sia per i passeggeri che perle merci.
L’emergenza clandestini che mette a rischio l’equilibrio sociale ed economico già precario dei nostri territori deve essere affrontato con fermezza ed obiettivi definiti.
La cultura della legalità deve essere il riferimento per l’integrazione di ogni tipo di gruppi sociali endogeni ed esogeni.
Solidarietà ed inclusione vanno coniugati con il rispetto delle regole. Sono punti qualificanti di una moderna politica per affrontare in modo giusto il tema della sicurezza dei territori, con particolare attenzione agli agglomerati urbani.
Accoglienza e tolleranza vanno coniugate con fermezza e legalità. In particolare, quando si scorgono collegamenti tra fenomeni di accattonaggio o simili con fenomeni di criminalità organizzata, nessuna forma di pietismo è ammissibile.
La Campania presenta zone dove l’immigrazione clandestina ha pericolosi punti di contatto con forme di criminalità diffusa. Occorre quindi fare del tema del contrasto alla criminalità organizzata un tema centrale di riflessione ed azione politica. Per individuare azioni di intervento sistematiche che impediscano di trasformare la nostra regione in un territorio dove la qualità della vita tenda inesorabilmente verso il basso.
La questione sicurezza va inquadrata nel contesto più ampio della cultura della legalità. Occorre quindi, da questo punto di vista, introdurre un livello di tolleranza bassissimo verso fenomeni piccoli e grandi di non rispetto delle regole, se si vuole davvero cambiare verso al progressivo degrado nel quale il nostro territorio è scivolato. La “sicurezza” è un concetto che non può trovare radici se non in un quadro generale di rispetto assoluto delle regole, partendo dalle più piccole. Occorre quindi avviare una campagna culturale – partendo dal basso, dalle scuole, dagli uffici pubblici, dal rapporto tra cittadini ed istituzioni – di ampio raggio , che introduca un sostanziale isolamento sociologico verso l’abusivismo commerciale e la piccola criminalità. Destinando risorse umane e finanziarie adeguate per questa campagna culturale e d’immagine ed agli strumenti operativi necessari per renderla credibile e possibile.
Una politica di rigore sul tema della legalità e sicurezza va accompagnato con attente politiche sociali rivolte nei confronti delle categorie deboli. Occorre quindi riattivare politiche sociali e finanziarie di assistenza ed attenzione nei confronti di anziani, minori, immigrati e disabili, che versano in condizioni di estremo disagio.
Una priorità assoluta, che spetta ovviamente anche alle politiche nazionali oltre a quelle che può mettere in campo la regione, deve essere il contrasto alla povertà.
In Italia, in numeri assoluti, sono ben 9 milioni e 563 mila le persone in povertà relativa, ossia il 15,8% della popolazione, di questi 4 milioni e 814 mila, l’8% della popolazione, sono i poveri assoluti, a cui manca la disponibilità economica per acquistare i beni e i servizi considerati essenziali al soddisfacimento dei bisogni primari.
Il 12,7% delle famiglie è relativamente povero (per un totale di 3 milioni 232 mila) e il 6,8% lo è in termini assoluti (1 milione 725 mila). Le persone in povertà relativa sono il 15,8% della popolazione (9 milioni 563 mila), quelle in povertà assoluta l’8% (4 milioni 814 mila).
Il Pil dell’Italia marcia in senso contrario, come un gambero. Dal 2007 ha perso sette punti. E nel 2013 perderà un altro punto percentuale (secondo Bankitalia). Il tasso di povertà è aumentato e sei famiglie su 10 fanno fatica ad arrivare a fine mese . In Campania questo problema sociale assumi i caratteri di un vero e proprio dramma sociale.
Il contrasto alla povertà dovrà diventare un asse strategico per le nuove politiche regionali, a partire da un piano straordinario per l’occupazione ed all’uso virtuoso dei fondi europei, come illustrato in altre parti del presente programma base ( punti 1 e 3 ).
In termini di organizzazione della vita civile, occorre rilanciare secondo il modello dell’Unione dei Comuni per ambiti territoriali omogenei, lo strumento dei piani di zona per politiche ed interventi attivi nel campo dei servizi sociali e di assistenza alla persone meno abbiente ed in condizioni di svantaggio. In tale quadro vanno potenziate forma di assistenza ed interazione domiciliare con gli utenti ( anziani, ammalati, disabili) anche con utilizzo di strumenti moderni tecnologici ed audiovisivi di facile utilizzo.
Altro campo decisivo d’azione è un programma di umanizzazione delle periferie, quasi sempre corpi estrenei e separati rispetto al contesto della vita urbana. A tal fine risultano essenziale sostenere i Comuni con nuovi strumenti normativi e di risorse finanziarie per la diffusione di servizi d’interesse collettivo nei territori e di spazi per lo svolgimento di attività ludiche e di diffusione della pratica sportiva , sia in strutture attrezzate che all’aria aperta.
Un ruolo decisivo in questo campo spetta alla grande e meritoria rete delle associazioni di volontariato. La Regione deve dotarsi di una mappa aggiornata e qualificata delle migliori esperienze, diffuse nei diversi territori. L’associazionismo su basi volontarie non è solo espressione di grandi idealità e di sani valori civili : deve diventare un alleato privilegiato e strategico delle istituzioni per una nuova Campania della solidarietà attiva nel campo delle politiche inclusive. La Regione deve subito definire una Convenzione quadro con l’Agenzia nazionale dei beni confiscati, per favorire la concessione in uso delle associazioni di volontariato riconosciute dei beni confiscati alla criminalità organizzata.
Una politica di rigore sul tema della legalità e sicurezza va accompagnato con attente politiche sociali rivolte ai più deboli. il pilastro sul quale fondare le Politiche Sociali è quello della, “welfare community”, il passaggio dallo Stato sociale alla comunità solidale.
Questo nuovo modello, la welfare community, si realizza valorizzando il principio della sussidiarietà, in modo da operare a livello di rete, dove tutti i soggetti collaborano e interagiscono tra loro. Ma, è imprescindibile anche la solidarietà, cioè la ricostruzione di un tessuto di comunità in cui tutti si danno una mano. Solo se tutti, stato e cittadini, si sentiranno coinvolti, può svilupparsi l’idea di una società che funziona come rete di sostegno.
Solidarietà e inclusione sociale, sono condizioni indispensabili per la promozione sociale in Campania, sono i punti qualificanti di una moderna politica, per affrontare in modo giusto il tema della promozione del “Ben Essere” e della sicurezza urbana.
L’ accoglienza va coniugata con la legalità e il rispetto delle regole.
La regione Campania deve promuovere l’ integrazione dei migranti, la tutela dei diritti, nel rispetto delle norme e della sicurezza urbana e combattere lo sfruttamento dei migranti da parte della criminalità organizzata.
Lo sviluppo socio-economico della Regione Campania parte dalle Politiche Sociali e dal riconoscimento delle opportunità pari, intese non come mero principio giuridico, bensì come reale miglioramento del tenore e della qualità della vita, della coesione economica e sociale, della solidarietà e della libera circolazione delle persone affinché si possa elevare il livello di occupazione e insieme della protezione sociale collettiva, perché non c’è sviluppo socio economico senza coesione sociale e benessere per tutti i cittadini. Si parte dai diritti di cittadinanza ed inclusione sociale promuovendo un welfare integrato e promozionale (non meramente assistenziale) di sviluppo umano – con al centro la persona – un welfare giusto e promotore di opportunità teso al perseguimento della prosperità collettiva, per consentire ai cittadini uguali possibilità, uguali opportunità, reale partecipazione. Acquisire il concetto di sviluppo, inteso come processo di espansione delle libertà, delle opportunità attuando una concreta integrazione sul territorio ed una effettiva sussidiarietà. Essere costruttori di solidarietà per un “welfare dei talenti” che sia sistema di promozione e partecipazione reale di tutti gli attori, pubblici e privati, del territorio.
Per non restare ultimi, non basterà lavorare e governare a favore di tutti, ma sarà indispensabile governare “con tutti”. Occorre quindi riattivare politiche sociali e finanziarie di assistenza ed attenzione nei confronti di anziani, minori, immigrati e disabili, che versano in condizioni di estremo disagio.Riutilizzo beni confiscatiIl riutilizzo dei beni confiscati può essere occasione di uno sviluppo territoriale sostenibile e inclusivo. L’esperienza sviluppata dalle Terre di Don Peppe Diana fino a Quindici nell’avellinese dimostrano la fattibilità e la sostenibilità di progettualità che, a partire dalla restituzione alla comunità dei patrimoni sottratti ai clan, determino virtuosi percorsi di economia sociale. Un’opportunità per dare valore reale al concetto troppo spesso abusato di legalità. Ne ha abusato, ad esempio, Caldoro e la sua giunta, che in 5 anni non hanno messo in atto alcuna azione strutturale per contrastare davvero la camorra. Si sono preferite le passerelle mediatiche mentre si lasciava inapplicata anche la legge di merito sui beni confiscati, promossa dal Partito Democratico e approvata all’unanimità dal consiglio regionale. L’osservatorio sui beni confiscati, l’ufficio preposto alle aziende confiscate, le azioni volte a mettere al centro delle più complessive politiche regionali il tema del riutilizzo del patrimonio sottratto ai clan, nulla è stato realizzato. Al punto che, seppure previsto dalla normativa nazionale, seppure il loro riutilizzo garantirebbe un forte risparmio per il costo dei fitti passivi, la Regione non ha mai neppure chiesto la gestione di un bene confiscato. Se restano da affrontare grandi nodi nazionali legati all’Agenzia per i beni confiscati e alle politiche di sicurezza, il ruolo degli enti locali, a partire dalla Regione, è determinante. Strutturare una specifica linea di finanziamenti dedicata ai beni confiscati attraverso la programmazione dei fondi europei, applicare la legge regionale di merito, utilizzare beni confiscati in proprio e promuoverne il valore del riutilizzo nella comunità, farne uno dei perni di una nuova possibilità di crescita economica e occupazionale della nostra Regione.